- Covoli di Marano
- Santa Maria Valverde
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Un magnifico anello di sentieri nella parte più settentrionale del Comune di Marano di Valpolicella, facili passeggiate dal fascino straordinario tra i dolci profili collinari della Lessinia e i più austeri versanti sopra le profonde forre della Val Sorda.
Punto di appoggio per le escursioni, raggiungibile anche in auto da Carazzole è Malga Biancari, posta quasi sulla sommità del crinale che separa le valli del Rio Mondrago e del Rio Biaghe. L’edificio attrezzato a zona picnic sorge in un’area agricola a carattere semiboschivo con alternanza di ampi spazi coltivati a prato.
(per prenotare le visite guirale ai covoli di marano e/o per richiedere l'utilizzo della Malga Biancari contatare gli uffici comunali al numero 045.7755002 int. 1)

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I sentieri sono quattro, di diversa lunghezza e difficoltà. Sono possibili alcune "varianti", che permettono di connettere percorsi diversi, raggiungere particolari località o ridurre la percorrenza di un percorso ritornando a Malga Biancari per altra via più breve. Lungo il ripido e boscoso versante della valle del Rio Baiaghe, conosciuti dalle popolazioni locali fin all’antichità, si incontrano i “Covoli” di Marano, due grotte carsiche denominate: “Coalo del Diaolo” e “Buso streto”
Le grotte presentano numerose concrezioni calcaree (stalagmiti e stalagmiti) anche di geometria particolare, al loro interno troviamo animali, insetti e tracce di insediamenti umani di valore archeologico.
Sulla dorsale che separa “Ciacalda” dalla Val Sorda, esistono altri siti di notevole interesse geologico e naturalistico; tra questi la “Sabionara”, il “Coalo de la Veceta”, la “Grota dell’Aloco”, “l’Arco de Pio”, ed in particolare modo la “Sengia de Rotolin” dalla quale si può ammirare la lussureggiante Valle dei Progni.
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La vegetazione
Gli ambienti umidi e ombrosi del fondovalle favoriscono la presenza di una vegetazione a carattere forestale con la presenza del carpino, del tiglio, dell’acero, del salice e di un sottobosco ricco di muschi e felci; in queste formazioni si può incontrare anche il tasso. Sui ripidi versanti prevalgono invece il carpino nero, l'orniello e la roverella. Tra le specie vegetali che vivo sulle rupi è particolarmente importante la presenza del raponzolo di roccia.
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La fauna
La Val Sorda è un'area con un popolamento faunistico molto interessante. Tra gli invertebrati la presenza più significativa è rappresentata dal gambero di fiume. Tra gli anfibi sono presenti la salamandra, il tritone alpestre, il rospo comune, la rana agile e l'ululone dal ventre giallo.
Tra i rettili è segnalata la presenza del ramarro, della lucertola, del biacco, del colubro di Esculapio, della biscia dal collare e della vipera comune. Nell'area della Val Sorda vivono circa 60 specie di uccelli nidificanti; di queste, quattro sono di interesse comunitario: il nibbio bruno, il falco pecchiaiolo, il picchio nero e l'averla piccola. Tra i mammiferi, infine, sono; presenti il riccio, la talpa, la lepre, il moscardino, il ghiro, lo scoiattolo, la volpe, il tasso, la faina, il cinghiale e numerose altre specie di micromammiferi, roditori e insettivori
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SENTIERO N 1
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Lunghezza complessiva: 2.670 m (inoltre: variante "punto panoramico": 100 m) Dislivello: 130 m
Tempi di percorrenza: sportivo 30 minuti; per passeggio da 2 a 3 ore
Si tratta di un sentiero di facile percorribilità, che si sviluppa quasi per intero su strade interpoderali. Le pendenze sono contenute lungo gran parte del percorso; qualche tratto di salita è, comunque, breve. Percorso: Malga Biancari (m 592 s.l.m.), Girotto (m 570 s.l.m.), Fonte de Giassara (m 564 s.l.m.), Ca' Nova (m 628 s.l.m.), Baiaghe di Sopra (m 629 s.l.m.), Malga Biancari.
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SENTIERO N 2
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Lunghezza complessiva: 1.290 m Dislivello: 70 m
Tempi di percorrenza: sportivo 20 minuti; per passeggio da 1 a 2 ore
È il sentiero più breve, di facile percorribilità, anche se prevede un certo dislivello, che può essere per alcune persone significativo in relazione alla brevità del percorso. Il primo tratto si sviluppa con piacevoli saliscendi da Malga Biancari (m 592 s.l.m.) in direzione nord-ovest, verso località Porcarola (m 596 s.l.m.). Da qui discende lungo strada bianca fino a quota 530 m s.l.m., dove si inoltra lungo sentiero in un tratto boscato che porta, con andamento semipianeggiante, a raggiungere (ancora a quota 530 " m s.l.m.) la strada bianca che risale verso Malga Biancari dal fondo del Rio Baiaghe
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SENTIERO N 3
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Lunghezza complessiva: 2.080 m Dislivello: 285 m
Tempi di percorrenza: sportivo 1 ora e 20 minuti; per passeggio da 3 a 4 ore.
È un percorso di media difficoltà, realizzato con il recupero di vecchi sentieri che attraversano aree pochissimo frequentate dall'uomo e per lunghi tratti piuttosto impervie. Il percorso inizia con la discesa ai covoli "del Diaolo" e "del Buso Streto" da Località Porcassola (565 m s.l.m.), dai quali si prosegue, sempre in discesa, costeggiando una parete rocciosa fino al guado del Rio Baiaghe (480 m s.l.m.), in corrispondenza di una cascata. Da qui il sentiero continua lungo il versante sinistro del Rio Baiaghe, fino alla confluenza con il Pregno di Fumane, in prossimità di un rudere di un antico mulino (300 m s.l.m.); si risale verso nord lungo fino all'imbocco della Val Sorda presso località Mulino del Cao (308 m s.l.m.). 'Da qui il percorso risale rapidamente lungo la dorsale compresa tra il versante sinistro della Val Sorda e la Valle del Rio Baiaghe, fino al ritorno al punto di partenza in località Porcassola.
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SENTIERO N 4
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Lunghezza complessiva: 5.690 m Dislivello: 320 m
Tempi di percorrenza: 2 ore e 40 minuti; per passeggio: da 4 a 5 ore.
Il percorso inizia con la discesa da Località Porcassola (565 m s.l.m.) alla base della Valsorda in località Mulino del Cao (308 m s.l.m.), lungo la dorsale compresa tra il versante sinistro della Val Sorda e la Valle del Rio Baiaghe. Da qui risale tutta la Valsorda fino a Mondrago e poi ritorna a Baiaghe di Sopra e a Malga Biancari lungo una comoda strada campestre. Una variante consente di raggiungere più rapidamente Malga Biancari da circa metà della Valsorda.
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La chiesa di Santa Maria Valverde che dall’alto di un colle domina l’abitato di Pezza e Purano, ha un’origine molto antica; risale al secolo XII e sorge probabilmente sulle rovine di un antico tempio dedicato alla dea Minerve. Invece la moderna chiesa che si vede oggi è stata fondata nel 1682, come testimoniato dall’iscrizione posta sopra il barocco altare maggiore. All’interno è venerata la miracolosa statua lignea della Madonna con le mani giunte e il bambino adagiato sulle ginocchia, risalente al 1516. La festività più solenne che si celebra è la cosiddetta “festa de San Marco” nella domenica successiva il 25 aprile, preceduta dal triduo e conclusa con la solenne processione attorno al Monte Castelon per invocare protezione sui raccolti della terra. Particolare non trascurabile, per questa piccola pieve è la pianta a croce romana con tre navate e tre absidi. |

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Si raggiunge dalle frazioni di San Rocco o di Pezza con una passeggiata di venti minuti o più brevemente in auto.
Il sito è di una bellezza incantevole che evoca suggestioni poetiche. All’ombra del quadrato campanile, costruito in conci di pietra, c’è un piccolo camposanto in cui riposano i morti di Pezza, San Rocco e Purano, che per secoli vi vennero trasportati a spalle per erti sentieri. La piccola casa canonicale, piantata sulla viva roccia a strapiombo e baciata dal sole e dai venti, fino a poco tempo fa disabitata, ora è centro di preghiera e di studio. Il piccolo sagrato della chiesa, circondato da pini, forma un belvedere stupendo con un vasto panorama che spazia nel suo insieme dalla sottostante Valpolicella, alla Catena del Baldo alle Prealpi Vicentine, dalla Lessinia, alla Pianura Mantovana, alle Rive del Garda.
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La chiesa di Santa Maria Valverde che dall’alto di un colle domina l’abitato di Pezza e Purano, ha un’origine molto antica; risale al secolo XII e sorge probabilmente sulle rovine di un antico tempio dedicato alla dea Minerve. Invece la moderna chiesa che si vede oggi è stata fondata nel 1682, come testimoniato dall’iscrizione posta sopra il barocco altare maggiore. All’interno è venerata la miracolosa statua lignea della Madonna con le mani giunte e il bambino adagiato sulle ginocchia, risalente al 1516. La festività più solenne che si celebra è la cosiddetta “festa de San Marco” nella domenica successiva il 25 aprile, preceduta dal triduo e conclusa con la solenne processione attorno al Monte Castelon per invocare protezione sui raccolti della terra. Particolare non trascurabile, per questa piccola pieve è la pianta a croce romana con tre navate e tre absidi.
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MARANO - Escursioni