- Villa Fasanara
- Villa Silvestri
- Villa Graziani
- Villa Porta
- Villa Soardi
- Villa Nuvoloni
Villa Guantieri, Località Fasanara

Si accede al complesso passando da un elegante portale con stemma della famiglia Guantieri due stelle sovrastanti tre cuori che a loro volta sormontano le onde, stemma che appare anche sotto la bifora della facciata dell’edificio dominante nella corte di destra. La grande corte interna può essere spazialmente divisa in due settori. Sulla sinistra una corte caratterizzata da un bel selice in pietra sulla quale oltre all’edificio dominicale, dalla classica tipologia quattrocentesca, si affaccia anche un fabbricato rustico con tre pregevoli arcate, molto probabilmente sin dalla sua origine adibito a scuderia.
Il palazzo dominicale presenta un’elegante colombara sulla sinistra e un corpo attiguo con porticato a tre arcate al piano terreno e loggia con sei arcate al piano nobile. Tre piccoli boccaroi all’ultimo piano consentono l’aerazione del granaio. Sulla facciata sono ancora visibili i resti di una decorazione pittorica che doveva ricoprire tutta la facciata e di cui è traccia anche sull’alta e robusta colombara che la fiancheggiava. Sulla destra si appoggia un fabbricato sette-ottocentesco. Altrettanto bello è il palazzo sulla destra con strutture similari. Il complesso è caratterizzato da eleganti arcate al piano terra e logge al piano nobile, boccaroi per L’aerazione del granaio. In una delle antiche strutture può essere ravvisato anche il molino che completava il complesso.
Due date settecentesche (1732, incisa sulla casa colonica confinante con il fienile, e 1797, sulla scuderia frontale alla colombara), attestano successivi restauri od integrazioni della corte nella quale si possono chiaramente identificare tre fasi di costruzione: una quattrocentesca, una settecentesca e una probabilmente ottocentesca. La data “1895” incisa sul muro orientale ricorda infine una divisione tra i fratelli Guantieri.
Modalità di visita convenzionata art. 38 D.Lgs 22-01-2004
Sono visitabili al pubblico: La loggia al piano terra, il salone affrescato al piano terra e il salone al piano mobile.
Giorni e orari: L’ultimo lunedì del mese dalle 16.00 alle 19.00.
Durante la settimana dei beni culturali e nelle giornate europee del patrimonio anche il martedì e giovedì dalle 14.00 alle 18.00
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Villa Silvestri-Rimini-Girelli e Villa De Renzo

Nella seconda metà dell'ottocento, la gradevolezza del paesaggio collinare, intorno a Valgatara, attira la nuova tipologia abitativa del villino borghese. Gli esempi più significativi sono i villini Silvestri - De Renzo e Silvestri - Rimini - Girelli, edificati verso il 1880.
Tali costruzioni non rientrano nella "civiltà" delle ville venete, la cui parabola storica si era già conclusa nella prima metà dell'ottocento. Esse, infatti, non sono centri gestionali di aziende agrarie e tanto meno si pongono al vertice di quell'articolata compagine edilizia e umane che, nella tradizione della villa veneta, ruotava attorno all'abitazione dominicale.
A differenza delle ville, questi villini sono completamente slegati dagli edifici rusticali, come se la borghesia che li aveva costruiti, volesse ripudiare le proprie origini agricole. Emblematicamente, il villino Silvestri - De Renzo, in località villa, sostituisce, prendendone le distanze, la vecchia dimora padronale settecentesca, appartenuta tra la fine del Settecento e i primi dell'Ottocento ai Soardi e ancora strettamente connessa alle parti rusticali.
Nella seconda metà dell'Ottocento, mentre la vecchia nobiltà si dilettava a edificare, specie lungo la fascia gardesana, ville-castello da medioevo romantico con trasparente allusione a un mitici passato feudale la borghesia terriera optava invece per lo stile neorinascimentale. I villini di Valgatara ne sono un esempio. Sia nel villino Silvestri - Rimini - Girelli come nel villino Silvestri - De Renzo, il nuovo senso del decoro di classe si maschera di parametri classicheggianti, con i quali la borghesia si illudeva di fare propri e di perpetuare gli ideali di vita della società nobiliare.
Il villino Silvestri - De Renzo, pur catalogabile entro lo stile neorinascimentale, manifesta ancora legami con la passata tradizione della villa neoclassica, alla quale vengono apportate solo alcune correzioni. Viene eliminato, al centro della facciata, il timpano triangolare, sostituito da un attico-fastigio privo di decorazioni, e l'impaginazione di facciata si fa più mossa, grazie al lieve aggetto dei corpi laterali e alla vibrazione luministica delle lesene bugnate e dei balconi, dai tipici balaustri rinascimentali. La terna di finestre centrali, tuttavia, è sormontata da frontoncini triangolari, come nelle ville neoclassiche. Più innovativi e aperti a stimolazioni stilistiche forse provenienti da viaggi a Vienna, sono la soluzione della fascia di coronamento che maschera il tetto e alcuni particolari morfologici delle scalinate sui tre lati dell'edificio.
Nell'altro villino Silvestri, poi appartenuto ai Rimini e ai Girelli, in località Maregnago, benché ritorni il timpano di coronamento, l'affrancamento dalle rigide partiture e dalla bidimensionalità delle facciate neoclassiche si fa più accentuato. L'edificio presenta un innovativo gioco di volumi, imperniato su un avancorpo su cui si innesta il corpo poligonale d'ingresso, sormontato da una terrazza. Il rapporto fra spazio interno e spazio esterno si fa quindi più organico, anche grazie alle ampie superfici vetrate aperte a raggiera sul giardino. In tempi successivi, nel parco annesso al villino, venne edificata un palazzina medievaleggiante (ora diroccata), dai fantasiosi piccoli merli orientaleggianti: probabilmente una costruzione da diporto per i passatempi dell'epoca.
Tali villini amano circondarsi sì folte macchie arboree, ma forse più per ripararsi dal contado che per adesione all'estetica del "pittoresco" inglese. E tuttavia, nel piccolo parco del villino Silvestri - De Renzo, appare suggestiva l'ondulata articolazione del terreno, e il medesimo edificio sorge sopra un morbido cocuzzolo artificiosamente costruito. Nel parco del villino Silvestri - Rimini - Girelli prevale la soluzione mista: tra le macchie ad alto fusto e pittoreschi sentieri serpeggianti, al cento del giardino sta pur sempre una classicistica fontana circolare, segno della pertinace vitalità del giardino "all'italiana" del Rinascimento.
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Villa Graziani

Villa Graziani a Valgatara tende ad avvicinarsi alla forma del villino borghese. Edificata nel 1826 e appartenuta alla famiglia del generale Andrea Graziani, viene attribuita a Giuseppe Barbieri. La facciata raccolta, è suddivisa in tre piani, e al piano nobile presenta una serie di finestre dai timpani curvi e triangolari alternati. La bidimensionalità è parzialmente rotta da un più marcato avanzamento del corpo centrale e dalla sporgenza del balcone. Mentre al piano terra, tutto in bugnato, un'elegante serliana accoglie il visitatore e lo introduce nel porticato d'ingresso, la cui vuota penombra istituisce in facciata un rapporto chiaroscurale e una dialettica dei pieni e dei vuoti.
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Villa Porta ora Rizzini

E' comune all'architettura veronese di villa del Sei e Settecento, specie in Valpolicella, un'adesione sporadica e parziale al gusto barocco. Quasi mai la nuova estetica investe integralmente l'edificio conferendogli una più dinamica articolazione dei volumi, oltre che un nuovo apparato ornamentale. Di regola l'accoglimento del nuovo stile è relegato ad alcuni particolari decorativi, spesso aggiunti ad edifici preesistenti.
Villa Porta, ora Rizzini, a Canzago di Marano, è un esempio significativo del rapporto fra tradizione cinquecentesca e novità barocche. Il nucleo originario della villa, un blocco parallelepipedo chiuso, è di probabile origine seicentesca. Il prospetto principale, ancora sull'onda lunga del classicismo sanmicheliano, è caratterizzato dall'enfatizzazione dei temi figurativi di tradizione cinquecentesca: il bugnato a conci rustici che contorna porte e finestre sia al piano terra che al primo piano.
All'inizio del Settecento, o comunque prima della svolta neoclassica di mezzo secolo, villa Porta subì un cospicuo rinnovamento stilistico. Appare infatti opera aggiunta, la maestosa scalinata dai balaustri mistilinei, addossata al centro della facciata, ai preesistenti portali laterali. La sua imponente mole dirama quattro rampe simmetricamente incrociate, in un crescendo barocco atto a suggerire una trionfale elevazione del corpo padronale. Il nuovo inserto, che stravolge il precedente prospetto, sale fino al primo piano, agganciandosi al vecchio portale bugnato che doveva aprirsi su un poggiolo identico a quelli laterali ancora esistenti, caratterizzati da balaustre ricurve in fero battuto.
Settecentesco è anche il ben visibile stemma nobiliare, scolpito entro mosse cornici inclini al rococò, ma costretto in uno spazio non adeguato, sotto il semplice cornicione continuo seicentesco, anziché elevato sopra un attico.
Altro corpo aggiunto come si desume dalla conformazione planimetrica d'insieme, è un loggiato a due piani, a pilastri e archi, articolato in un'area strutturale a "L", a destra del prospetto principale. Caratterizzato da un nuovo recupero del bugnato rustico, esso funge da raccordo tra il blocco dominicale e un fabbricato preesistente, adibito non alle funzioni rusticani, che rimangono svincolate dal recinto della villa, ma ai servizi dominicali (scuderia e deposito delle carrozze). A sinistra del fabbricato dominicale, sulla testata di un edificio si innesta la cappella privata, dedicata a San Carlo, la cui statua compare in facciata entro un oculo. L'edificio si apre sulla strada esterna, ad accogliere tutta la società contradale, gravitante attorno alla villa. Mentre il palazzo dominicale, nella persistenza dell'impianto seicentesco, conserva un aspetto ancora sostanzialmente severo, nella facciata della chiesa trovano sfogo le divagazioni ornamentali in senso barocco-rococò, finalizzate forse in chiave psicologica, a conferire al luogo sacro un aspetto confidenziale e invitante.
Al di sopra di semplici finestre laterali e di un portale dal cornicione mistilineo, si eleva una curiosa cimasa dalle ampie curvature concave, che sostiene la finestra superiore. La singolare facciata è peraltro chiusa da un classico frontone triangolare. L'interno della chiesetta presenta, nella versione graziosa e antimonumentale del rococò, un altare di marmi policromi con porte laterali dalle elaborate cimase. Mentre l'esterno della villa, con i rinnovamenti del primo Settecento, si apre agli ultimi sussulti del barocco, lo spazio interno, come in un nuovo capovolgimento del gusto, accoglie una decorazione pittorica in stile neoclassico di metà dell'ottocento. Il salone centrale è decorato con spaziose vedute di edifici neoclassici entro diaframmi di colonne corinzie.
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Villa Soardi
Molto probabilmente, come starebbe a indicare anche il significativo toponimo Castel, la località sulla quale sorge il complesso già Soardi, ora adibito a casa colonica, ma in passato dimora signorile, doveva essere sede di un castello o, quanto meno, di un luogo fortificato posto a presidio della valle. E' invece molto probabile che l'area fosse sede dell'antico castello di Valgatara. Il sito dominante dall'alto la vallata e in particolare il suo sbocco in pianura e la serie di bastioni e fortificazioni ancora riconoscibili a poca profondità sotto il manto erboso sul pendio che guarda la valle avvalorano tale ipotesi.
Il complesso si presenta nella classica struttura di corte chiusa sulla quale si dispiega il grande edificio disposto in senso verticale. Al centro il corpo di fabbrica presenta due quadrifore a pilastrini rustici che sormontano ciascuna due arcate di portico dello stesso stile. Notevoli sono peraltro i rifacimenti e gli ingrandimenti realizzati nei secoli successivi. Ai Soardi va attribuito anche il complesso al limite fra il concetto di villa e quello di tenuta rurale che sorge ai piedi della collina. L'edificio appare settecentesco nella foggia della facciata e privo di motivi di rilievo. Alla chiave di volta di un portoncino d'ingresso è apposto lo stemma tufacaeo dei Soardi che potrebbero avere nel corso del Seicento deciso di trasferire, come avevano già in precedenza fatto altre nobili famiglie, la loro residenza dal sito elevato del castello alla villa di recente costruzione ubicata ai suoi piedi. Il complesso, dotato di pregevole e ampio parco, era cinto da un muro, oggi solo in parte integro, e ospitava una raccolta archeologica della quale i Soardi erano particolarmente fieri.
Villa Nuvoloni
Situata in località Torre di Valgatara, villa Nuvoloni si compone di palazzo padronale e di annessi rustici disposti attorno ad un'ampia corte recintata di muro. Il complesso ha tuttavia subito pesanti alterazioni e mutilazioni che ne rendono difficoltosa la restituzione della conformazione originaria.
Si accede alla corte tramite un portale ridotto a pochi laceri, dai quali emergono forme sei o settecentesche, caratterizzate da pilastri di vigorose bugne a placche rustiche, alternate a dente di sega a bugne più lisce. Più sopra si trovano due piccole volute di raccordo tra i pilastri e il muro di recinzione. L'ingresso era custodito da una torre-colombaia a se stante, ora mozzata, e sul lato di sinistra della corte sono visibili i resti di una barchessa a tre campate di pilastri e archi bugnati, ora occlusi.
Ai rinnovamenti settecenteschi, oltre al portale, spetta, sulla facciata del palazzo dominicale, lo stemma in tufo dei Nuvoloni, incluso nello spazio angusto tra le arcate sottostanti e il balcone, un tempo balaustrato, ma di recente sostituito da una ringhiera di ferro.
Il palazzo dominicale, al centro della corte, rivela un impianto cinque-seicentesco, e alla stessa epoca rimanda anche la stretta connessione tra il palazzo e i rustici. La facciata, forata da semplici finestre rettangolari prive dei tradizionali segni di status nobiliare (i frontoncini), è aperta al centro da un atrio a tre arcate a tutto sesto, sostenute da colonne tuscaniche, non diversamente da numerose altre ville veronesi del XVI-XVII secolo. La sopraelevazione centrale, priva di cornice modanata, appare una costruzione recente o comunque aggiunta, slegata dal resto del prospetto; benché tale rimaneggiamento, che spezza il profilo d'insieme, tendesse a riecheggiare schemi di villa ad attico centrale cuspidato, assai diffusi in area veneta, e anche nel veronese e in Valpolicella (per esempio villa Giustiniani in località Sorte di Negrar), fra Sei e Settecento.
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